GENITORI FIGLI - Il rapporto genitori figli


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Il rapporto GENITORI FIGLI


Le capacità relazionali di ogni individuo derivano dal primo legame con la figura materna e paterna.

A tal proposito è importante trattare il legame
genitori figli.

Tra le teorie che trattano questa tematica è bene ricordare la
teoria dell'attaccamento.

La capacità dell'affezione è un'energia profonda e inalienabile che è presente sin dalla nascita ed orienta il bambino nella relazione con l'altro consentendogli di costruire la propria
identità.

Il minore deve essere considerato in primis come persona.

Egli ha ricevuto dalla nascita dei doni che appartengono al suo patrimonio personale, quali l'affettività, l'intelligenza, la libertà:


-
L'affettività si svela in due direzioni ossia nel rapporto con i genitori e con i coetanei (fratelli, compagni di gioco e di scuola),

-
L'intelligenza si manifesta secondo due flessioni: la capacità di apprendimento e la creatività,

-
La libertà si svolge nell'azione del bambino ed è fatta di gesti, di comportamenti e di atteggiamenti. Essa coniuga affettività e intelligenza traducendole in adattamento.


Perciò nel considerare la situazione di un bambino bisogna partire dalle sue
risorse per conoscere i suoi limiti e le sue esigenze.

La prima esperienza relazionale quindi diviene paradigmatica di ogni altra relazione: lo segnerà e contribuirà a dargli la
coscienza di sé.

Molti studi hanno messo in luce come nei primi stadi dello sviluppo emozionale del bambino, una parte vitale è rappresentata dall'ambiente che in realtà non ha ancora separato da sé.

La
madre, per permettere che la separazione avvenga proficuamente, deve essere buona, vale a dire che nelle prime settimane e nei primi mesi deve sapersi adattare ai bisogni del bambino e rispondervi.

Se questo
"maternage" si realizza, il bambino si sente ben guardato e ben visto, ciò gli darà sicurezza di esistere e di scoprire l'immagine di sé nel viso di chi lo guarda.

La relazione con la madre, così importante per la crescita armonica del bambino, non può essere per lui totalizzante ossia staccata dal contesto in cui è presente la figura del
padre.

La
teoria dell'attaccamento formulata da John Bowlby e dai ricercatori che l'hanno sviluppata e confermata pone l'enfasi sul concetto di evoluzione attraverso la selezione naturale e consente di integrare al suo interno differenti discipline come etologia, antropologia, psicologia, neurobiologia tracciando le linee fondamentali dello sviluppo umano a partire dai primi giorni di vita.

In quanto è la prossimità ad una figura di attaccamento che garantisce la sopravvivenza del bambino: pianto, sorriso e altri segnali sempre più complessi che tendono ad attrarre la madre garantendogli una prossimità più stretta.

La caratteristica dell'attaccamento è la ricerca, da parte del bambino, di vicinanza ad una figura preferita che viene discriminata tra le altre e la protesta nel momento in cui percepisce la rottura del legame.

Tale comportamento determina un sentimento di
sicurezza.

Mentre la figura del padre permette alla relazione madre-bambino di essere funzionale allo sviluppo autonomo del bambino stesso e di non scivolare nel malessere, fino alla psicosi.

Il bambino deve poter percepire tale figura come colui che rende felice la madre e che le dà più sicurezza sia quando è presente che quando non lo è.

Ciò che più conta quindi non è tanto il padre genetico ma il
padre relazionale.

I bambini ricercano la relazione in maniera differente in quanto alcuni sono espliciti e seduttivi nei loro messaggi mentre altri sembrano quasi impermeabili alle proposte o disinteressati.

Nello sviluppo dell'individuo esistono dei cosiddetti periodi critici che hanno un peso particolare per l'elaborazione dell'esperienza fatta e per la definizione dell'imprinting.

Per questa ragione è importante pensare all'attaccamento come un continuo processo circolare di adattamento all'ambiente circostante.

Quando si allontana un bambino dai suoi genitori si rompe un legame d'attaccamento, che per quanto esso sia danneggiante, è il più profondo che egli abbia mai sperimentato.

Esso rappresenta la principale risorsa dell'individuo in quanto non è pensabile scindere il soggetto dal suo sistema originario di vita: non è pensabile aiutare un bambino in difficoltà prescindendo dalla sua famiglia.

Quando il bambino sente di avere nella madre e nell'ambiente familiare in genere, una
base sicura dalla quale partire per sviluppare la conoscenza del mondo e costruire relazioni basate sulla fiducia vivrà l'esperienze della vita con armonia.

In caso contrario il bambino tenderà a rimanere ingessato nella relazione originaria di attaccamento e riproporrà in tutti rapporti affettivamente significativi le stesse mappe.

di Marina Ambìveri





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